La testimonianza di Mouna

Occorre che vi racconti la storia di Mouna affinché possiate comprendere.

La storia inizia con Dio perché Dio è sempre al principio di tutte le storie. Fa nascere Mouna, una piccola ragazza. Ma i suoi genitori erano delusi perché volevano avere un ragazzo. Suo papà era tunisino e sua madre francese e per i tunisini è molto importante avere un figlio maschio. Malgrado la loro delusione, gli hanno dato il nome di Mouna che vuole dire in arabo "speranza". All'età di 3 anni e mezzo, i suoi genitori l'hanno portata in Tunisia dai suoi nonni paterni e l'hanno lasciata laggiù. Sono poi ritornati in Francia con gli atri 2 bambini.
 
Perché i suoi genitori hanno fatto ciò? Perché nella cultura magrebina è molto corrente lasciare un bambino a qualcun'altro della famiglia, ed anche perché Mouna era molto malata ed essi pensavano che sarebbe  stata meglio al sole.
 
Ma Mouna si è sentita abbandonata. Si è ritrovata in un paese differente, con gli odori, le persone ed una lingua sconosciuta! E poi senza i suoi genitori.
 
Due anni più tardi, i suoi genitori sono venuti in vacanza in famiglia. Mouna era molto felice. Sperava che i suoi genitori venissero a cercarla. Faceva tutto ciò che poteva fare piacere ai suoi genitori. Ma alla vigilia della loro partenza in Francia, sua mamma le ha chiesto se voleva che la svegliassero per darle un saluto prima della loro partenza. Ma quando Mouna si svegliò l'indomani mattina, erano tutti partiti. Sua madre non l'aveva svegliata: era rimasta di nuovo sola!
 
Penso che vedere questa sofferenza doveva essere penoso per Dio;  ma bisognava che fosse abbandonata. Occorreva che vivesse tutto ciò, affinché un giorno comprendesse il dolore dei bambini abbandonati.
 
Più tardi i genitori di Mouna si installarono in Tunisia. Mouna non li voleva nel suo cuore... Ma poco a poco si lasciò addolcire da sua madre. Era l'ultima speranza di poter cambiare la sua storia. Amava sua madre più di tutto, e cominciava a credere che il suo amore era ricambiato.
 
Fino ad una sera fatidica dove, dopo una disputa, sua madre lasciò la casa dicendo che non sarebbe più ritornata! Per Mouna, era insopportabile:  aveva creduto che tutto poteva ricominciare che di nuovo veniva abbandonata! Questa madre che iniziava ad amare, partiva ancora! Allora gli corse appresso, disperata e terrorizzata, supplicandola piangendo di non abbandonarla di nuovo. Non c'era niente di logico nella sua testa, aveva solo paura, non voleva più che la solitudine ricominciasse!
 
Ma sua madre non comprendeva. La respinse e le disse di lasciarla, di rientrare a casa. Un uomo incominciò a parlare con sua madre, allora Mouna fece marcia indietro, sola. E in quel momento smise di piangere, facendosi promessa che non avrebbe mai più permesso ai suoi genitori di fargli del male abbandonandola di nuovo. Decise che a partire da quel  momento sarebbe stata sola per tutta la sua vita.
 
Non sapeva che era una maledizione per lei, che Satana andava a sigillare le sue parole affinché si realizzassero nell'avvenire. A partire da quel momento, fu orfana.
 
Tutte queste cose hanno fatto si che l'abbandono si ancorasse nel suo cuore. Era solamente un oggetto che nessuno voleva.
 
Allora, quando a 9 anni apprese che c'erano dei bambini orfani, fece la promessa che un giorno avrebbe adottato tutti gli orfani della terra. E  anche questa parola fu sigillata nel cielo e sulla terra! Era la "speranza"  di Mouna:  il senso della sua vita, adottare tutti i bambini abbandonati del mondo. Questo era anche, senza saperlo, la speranza che qualcuno l'adottasse...
   
La storia di Mouna sarebbe ancora lunga da raccontare:  la partenza in Francia quando aveva 10 anni, lo sradicamento del suo paese, la separazione da suo padre. Lo shock dell'integrazione in Francia, degli anni di adolescenza riempita di odio, di solitudine, di povertà, di vagabondaggio, di delusioni... Fino al giorno dove, arrivata alla fine, cercò di morire.
 
Sparire. Non volere più vedere questa vita.
 
E là Dio è intervenuto. Nel momento in cui tutto sembrava finire, dove la "speranza"  era morta. In quel momento, il suo Papà celeste è intervenuto e ha salvato Mouna! Tanto quanto il passato era pieno di sofferenza, tanto prese piacere a ricominciare. Un giorno un libanese cristiano disse a Mouna che in arabo il suo nome voleva dire "desiderata" e non "speranza". Mouna si arrabbiò contro di lui, non aveva il diritto di venire a cambiare le cose! Ma Dio l'ha fermata e le ha fatto comprendere il senso. Il suo nome era stato "speranza", speranza di una vita migliore, diversa. Adesso, la sua speranza si era avverata perché ora era desiderata, scelta, voluta, amata. Desiderata nel cielo e sulla terra. Perché Dio ha amato darle delle radici: un papà, una casa, delle sorelle, dei fratelli, una chiesa, un'equipe che crede in lei...
 
Mouna era un tronco d'albero senza vita che non aveva forza perché senza radici! Ma al tempo segnato da Dio, il tronco fu innestato in radici profonde ed eterne, quelle della famiglia di Cristo.

 

 
Un tronco che ha delle radici deve obbligatoriamente produrre dei frutti.
 
Un giorno, Dio ha ricordato a Mouna il suo sogno da bambina: "Un giorno, adotterò tutti gli orfani del mondo". È venuto a cercarla, lei, questa piccola ragazza abbandonata che osò fare un sogno molto più grande di lei. Dio si è ricordato di lei, piccola ragazza abbandonata, dimenticata nel tempo, lasciata in balia di nessuno. Ma per Dio, questa piccola ragazza dai sogni troppo grandi per lei, esisteva.
 
Dio si è compiaciuto di salvarla, lei inizialmente. Si è compiaciuto ad amarla sempre più. L'ha semplicemente adottata! Affinché la sua vita sia un esempio per migliaia di altre vite. Occorreva che la ferita dell'abbandono fosse profonda, incurabile dal punto di vista umano, affinché migliaia di bambini venissero a riempirla con i loro sorrisi e  con la loro vita.
 
Per questo occorreva anche un uomo, che da anni aveva la visione dell'adozione. Colui che Mouna ha ricevuto non solo come padre spirituale, ma anche come suo papà adottivo:  Erik, dove Dio ha permesso che Mouna potesse costruire la sua identità in quanto persona umana.
   
Difatti occorreva che per mezzo di lei, per mezzo del suo vissuto, altri bambini si aggiungessero alla vita eterna, affinché l'abbandono sia sostituito dal mistero dell'adozione, un'adozione proclamata non solo nel cielo, ma anche sulla terra.
 
Il Signore ha scelto di salvare i bambini abbandonati di Kinshasa. L'ha deciso nel suo consiglio segreto nei tempi eterni. Dio lo farà.
 
Lo farà attraverso noi, se lo vogliamo;  ma in ogni modo, lo farà! Come Mardocheo l'aveva detto ad Esther: "L'Eterno salverà comunque  i giudei;  ma chi sa se non sei diventata regina, tu, proprio per questa ragione?" Il Signore non è a corto di mezzi affinché quelli che vogliono fare parte della storia, ci possano entrare, scegliendo di fargli pienamente fiducia.
   
Poi si è costituita Aser...
 
Aser non poteva essere che una storia di adozione.
Innanzitutto, perché Dio è un Padre che ci adotta. Un Padre non fa solamente da garante, ma fa molto più:  adotta, ama sino alla fine.
Successivamente, perché era il sogno di questa piccola ragazza:  "quando sarò grande, adotterò tutti gli orfani del mondo".
Ma come poteva adottarli da sola? Era umanamente impossibile.
 
Stranamente, il Signore aveva già preparato ogni cosa. Tutto è iniziato con la sua propria adozione. Dolorosa e lunga. Poi con l'adozione di altri suoi fratelli e sorelle. Delle adozioni che cambiavano le loro vite che facevano guarire e cambiare nel profondo. Parecchie vite sono state strappate alla morte perché c'è un papà che crede in essi e li ama senza stancarsi. Il campo di Dio è pronto, l'humus è favorevole. Chi può crederci se non quelli che l'hanno vissuto? 
 
Nell'estate 2005, durante il suo terzo viaggio di un mese a Kinshasa, Mouna e altri hanno raggruppato i bambini scolarizzati. Erano una trentina, il terreno brulicava di bambini. Mouna li guardava stupita ed allo stesso tempo si domandava:  ma che cosa farà Dio? Come è possibile che siano così numerosi mentre lei non era ancora installata in loco? Per lei, sembrava che fosse sufficiente, poteva occuparsi con gioia di questi 30 bambini per i prossimi anni.
 
La sua domanda è rimasta senza risposta sino al ritorno da questo viaggio, quando Erik le comunicò la sua visione. Aveva dimenticato, ma il Signore no:  aveva chiesto una moltitudine di bambini, numerosi come le stelle del cielo. Il suo piano si stava realizzando: a Kinshasa, ci sono 30.000 bambini nella strada. Il piano di ASER e soprattutto quello di Dio sono questi 30.000 bambini abbandonati.
 
Il principio è semplice:  ogni famiglia di adozione - morale e spirituale  - ama e si impegna per il suo bambino. Lettere, mail, regali, visite, foto... tutte le idee sono buone per mostrargli l'affetto, l'interesse, il legame. La famiglia di adozione avrà un bambino da amare, non 1000 ma uno.
 
L'originalità di Aser è di impegnarsi non solo ad adottare un bambino, ma anche a cercare una nuova famiglia di adozione: ogni anno, questa famiglia ne va a cercare un'altra che, a sua volta, adotterà un altro bambino; affinché questo si possa realizzare, la prima famiglia spiegherà alla nuova la visione, l'impegno, la serietà del cammino intrapreso.
 
Così ogni anno il numero di bambini e di famiglie crescerà, per riuscire a occuparsi di tutti i bambini. È il piano di Dio:  si avvererà al momento giusto.