La storia di Matondo

Sono le 17h30. Matondo si precipita nel primo autobus che vede. Ripete la stessa giornata di sempre, come ogni sera   Da 5 anni, è impiegato in una equipe di avvocati che aiutano i bambini presi nella strada dalla polizia, e poi incarcerati. Questo perché hanno commesso un furto, un crimine, o talvolta senza nessuna ragione, semplicemente perché vivono nella strada.   Oggi, si è spostato in prigione per andare a vedere un adolescente che è stato fermato in seguito ad un furto su un mercato della città. Come d'abitudine, non ha aspettato a difendere la causa dell'adolescente in tribunale, ma è andato direttamente a negoziare con il direttore della prigione. Ogni ora passata in prigione è sinonimo di pericolo:  lasciati in balia della violenza dei più grandi, degli adulti, lo stupro è spesso la moneta corrente in uso nella prigione. In quel luogo non vengono dati pasti e solo quelli che hanno una famiglia riescono a mangiare.   Per questo adolescente, come per tutti quelli che provengono dalla strada, si deve agire il più velocemente possibile.
 
La negoziazione col direttore della prigione è stata lunga, ovviamente sul prezzo da pagare! Matondo conosce bene il direttore, ma ne chiede sempre di più! Questa volta, non ha la somma di denaro che il direttore chiede, ma il suo talento di negoziatore ha saputo colmare la mancanza di soldi.
 
Nel momento in cui escono insieme dalla prigione, Matondo consegna al ragazzo un foglio su cui è scritto l'indirizzo della Maison de l'espoir (Casa della speranza). Gli spiega che potrà trovarci delle persone che sono a disposizione per aiutarlo se lo desidera e che questa casa accoglie i bambini della strada.   Occorre a Matondo circa 1h30 per ritornare a casa sua. Tuttavia la distanza che deve effettuare non è poi così grande, ma è la stagione delle piogge, e le pozzanghere trasformano la strada in un vero percorso da combattenti. Tutti i passeggeri sono comunque ben sistemati nell'autobus e ciò impedisce di cadere l'uno sull'altro. Matondo arriva infine a casa sua, fa segno all'autista, paga il trasporto e scende dall'autobus. Il caldo in questa stagione è pesante:  fa piacere non essere più stretto come in una scatola e di ritrovarsi all'aria aperta anche se umida.
 
Deve passare ancora in qualche viuzza prima di raggiungere il suo terreno. Vive in un quartiere della città molto modesto. Matondo è sposato ed ha 2 bambini.
 
È tardi, fa già notte quando Matondo arriva vicino a casa sua. Gli resta solamente alcuni passi a fare per entrare nel suo campo.   E' in quel momento che vede quel bambino, appoggiato al muro che circonda il suo terreno. Matondo, senza paura, si avvicina. Vede allora due occhi socchiudersi leggermente che iniziano a guardarlo. Poi si richiudono... Il bambino non deve avere più di 10 anni. Piedi nudi, solo una vecchia T-shirt bucata e sporca gli coprono la metà del corpo. Si possono vedere le numerose cicatrici che ornano il suo piccolo corpo, segni della violenza nella quale vive.   Matondo si rende rapidamente conto che il bambino è drogato, certamente con il Valium o con la cannabis. Drogarsi è una pratica ordinaria tra questi bambini: ciò permette loro di evadere alcuni istanti fuori dalla loro miserabile vita. Matondo, stanco, esita a fare qualcosa di più. Spossato, la sua giornata passata col capo della prigione a trattare l'uscita dell'adolescente, gli fa venire voglia di ritornare a casa velocemente e di riposarsi. Comincia allora a prendere la via verso casa sua, lasciando il bambino là, semi incosciente. In ogni modo, questo bambino non è né il primo né l'ultimo a vivere così, può aspettare un giorno di più, che Matondo si sia riposato! Ma in quel momento un combattimento violento inizia nel suo cuore:  la sua stanchezza e il non poterne più di battersi per gli altri, si scontrano con una profonda emozione che prova nei confronti di questo bambino. Non potendo respingerla, decide di ritornare verso il piccolo. Lo carica sulle sue spalle. Non è non più pesante di un sacco di riso!   Le persone delle case vicine che assistono alla scena sono stupite dall'atteggiamento di Matondo, sono in balia tra l'incomprensione e la collera. Il rispetto che hanno per Matondo, conosciuto nella strada per la sua dolcezza, la sua equità, e la sua volontà di giustizia, li impediscono di venire ad aggredirlo, ma questo non impedisce di farsi delle domande:  Perché porta questo bambino in casa sua? Si sa bene che questi bambini della strada sono solamente dei mascalzoni, che trascorrono il loro tempo a rubare, e che, se sono nella via, è solo colpa loro! Aiutarli sarebbe un crimine mentre noi, non abbiamo nemmeno i mezzi per sfamare e scolarizzare tutti i nostri figli!
 
Matondo, sempre in combattimento nel suo cuore, apre il cancello e si dirige verso casa sua.  
La sua casa non è molto grande, ma ha saputo arrangiarla per poterci vivere bene. I figli di Matondo stanno facendo il loro dovere, e sua moglie cucina dietro la casa.   Matondo lascia il bambino sulla soglia della porta, il tempo di andare a togliere il suo abito di lavoro e di mettersi a suo agio con dei pantaloncini. Quando ritorna, il bambino apre e richiude uno dopo l'altro gli occhi, gemendo.
 
Alcuni minuti più tardi, il bambino ritorna in sé, apre gli occhi, e vede Matondo al suo fianco. Non sa cosa ci fa lì, né tantomeno come ci è arrivato! Matondo si presenta. A questo punto, il bambino si ricorda perché è venuto davanti a casa di Matondo: un adulto che lo proteggeva gli aveva parlato di lui dicendo che si occupa dei bambini della strada.
 
Viene la notte...  poi il suono della musica della chiesa del quartiere sveglia il bambino. Matondo si siede al suo fianco e là, tutto il suo passato gli ritorna bruscamente.   Attraverso il volto di questo bambino, si rivede quando era più giovane...     Era fuggito da casa sua quando aveva 13 anni. I suoi genitori non riuscivano più a sfamare la famiglia, ed il giorno in cui sua madre è morta, suo padre così come i suoi nonni l'avevano accusato d'averla uccisa. Per non subire più i loro maltrattamenti, era fuggito. Là aveva iniziato la sua vita di bambino della strada. Imparare a battersi, a trovare il  cibo, imparare a dormire con un occhio solo per evitare possibili stupri, bruciature, colpi...  Diventando violento a sua volta per mostrare la sua forza ed ottenere anche lui dei favori, vivendo alla giornata, passandola a cercare il cibo di cui aveva bisogno, il denaro per acquistarsi la sua dose di Valium:  ecco qual'era il suo quotidiano!   Una vita talvolta inebriante, piena di libertà, senza regole, dove tutto è permesso!   …Fino al giorno in cui sentì parlare da un altro "shégué" (termine per indicare un bambino della strada abbandonato dai genitori e spesso accusato di stregoneria (http://fr.wiktionary.org/wiki/Shégué ) - ndt), di un centro di alloggio che accoglieva i bambini della strada. Aveva appena passato un anno e mezzo nella strada, e gli avevano detto che in questo centro si offrivano ogni tanto dei pasti. È là che incontrò Mamma Hélène, una grande signora che gli sembrava molto ricca. Era accompagnata da una "mundele", una donna bianca che si chiamava Ya Mouna. Matondo aveva pensato al denaro che avrebbe potuto ottenere da loro!
 
Col tempo e le visite della grande signora accompagnata della "mundele", l'amore, che queste manifestavano per i bambini, fece una piccola breccia nel cuore di Matondo, indurito da una lunga vita passata nella strada e molti mesi maltrattato in famiglia.
  Un giorno, la mundele gli propose di riprendere la scuola. Non esitò. Non tanto per la volontà di istruirsi, ma piuttosto per il desiderio di essere stato scelto, di contare in qualche modo! Durante un anno andò a scuola, non lontana dal centro, provando bene o male ad aggrapparsi alle nuove regole della scuola. Ya Mouna, la mundele, gli aveva detto che una famiglia in Francia si occupava di pagare i suoi studi ed il suo cibo, che le cuoche preparavano in particolare per lui ed i suoi compagni scolarizzati. Capitava spesso che Ya Mouna portasse delle foto di questa famiglia che lo sosteneva e alcune volte anche delle lettere. Ognuno di quei momenti erano preziosi, perché aveva l'impressione di esistere veramente per qualcuno. La gioia gli riempiva il cuore, e talvolta aveva la speranza inconfessata di un avvenire diverso da quello che lo aspettava! Ma molto rapidamente, la gioia spariva ed il combattimento della vita quotidiana sostituiva questa speranza e questi piccoli momenti di gioia.   Un giorno, Ya Mouna e Mamma Hélène gli proposero, con altri bambini scolarizzati, di venire a vivere in una casa da loro. Accettò subito! Con i suoi compagni, l'avevano chiamata "Maison de l'espoir" (la Casa della speranza"). Tutti quelli che vivevano in questa casa erano, come lui, sostenuti da famiglie in Europa. Il suo sogno era di ottenere molto denaro, e di venire un giorno in Europa!
 
Restando vicino a queste due donne, avrebbe forse avuto la fortuna di realizzare il suo sogno... La sua famiglia viveva in Francia. Gli scriveva spesso, ma lui non rispondeva che di rado, salvo quando gli si chiedeva esplicitamente di rispondere. All'inizio questa famiglia rappresentava solamente un mezzo per avere del denaro, non aveva un vero contatto con la famiglia. Ya Mouna, lei, invece era qualcuno di concreto!     Ma le lettere continuavano ad arrivare, i piccoli film della sua famiglia, scavarono un po' più nella breccia aperta dalle due donne nel cuore di Matondo.
 
Due anni passarono nella casa con gli altri bambini. Due anni difficili nel corso dal quale bisognava imparare a rispettare delle regole, a rispettare gli altri, a non battersi... Ma anche due anni che lasciavano intravedere un nuovo avvenire.
 
Un giorno Mouna gli parlò seriamente; gli raccontò la sua testimonianza:  come era stata abbandonata dalla sua famiglia, ritrovandosi sola. Era la ragione per la quale era oggi così tanto legata a loro, ed essi erano la ragione per la quale era partita dall'Europa. Gli aveva raccontato anche chi l'aveva salvata veramente: aveva avuto un nuovo papà, una nuova famiglia, era stata amata ed aveva compreso che Dio l'amava più di tutto.
 
Questo messaggio aveva toccato in profondità Matondo e l'aveva riportato a ricordi dolorosi: la perdita della sua famiglia, la sofferenza dopo la morte di sua madre, la speranza dimenticata di avere qualcuno che l'amasse veramente e su cui poter contare. Ma, non esternava molto. Le reazioni di difese messe in atto durante gli anni, non erano facili da lasciare.   Qualche tempo dopo, Matondo lasciò la Maison de l'espoir (Casa della speranza) per andare a vivere con Ya Bertrand, un ragazzo che aveva vissuto a sua volta nella strada, ma che oggi aveva una moglie, un mestiere, una casa. Andava a vivere con Ya Bertrand, sua moglie e altri giovani, come in una vera famiglia. È proprio in quel periodo che iniziò a vivere la svolta della sua vita.
 
La sua famiglia europea era venuta a trovarlo, proprio lui! Era una giovane coppia che viveva e lavorava a Cannes. Si chiamavano Marie e Frank e non avevano ancora bambini. Tutte le lettere scambiate, le parole nei film, diventavano improvvisamente realtà. Li aveva di fronte a lui! I 10 giorni che passarono insieme furono indimenticabili, ancor più : iniziava a vivere da Ya Bertrand e sua moglie, questa famiglia gli ridava improvvisamente il suo ruolo di bambino.   Era vero, aveva una famiglia! Passarono numerose ore a discutere insieme, Ya Bertrand assicurava la traduzione in Lingala. La coppia gli spiegava che tutti e due pregavano ogni giorno per lui, che la sua foto era da anni allo stesso posto, che faceva proprio parte della loro famiglia, che non avevano smesso di pensare a lui. Matondo non aveva conosciuto mai una tale devozione, un simile amore. Il suo cuore quasi esplodeva, mettendo in evidenza tutto quello che era mancato nel passato, tutto quello che aveva sofferto.
 
Certamente, sapeva che la vita gli avrebbe riservato dei momenti difficili, ma era amato ed aveva una speranza reale.
 
Col passare del tempo, la famiglia aveva avuto 3 fratelli e Frank e Marie l'avevano ogni volta fatto partecipe delle nascite e Matondo li consideravano veramente come i suoi piccoli fratelli e sorelle. Avevano fatto anche una montaggio fotografico, dove era con i tre bambini, come se fosse stato presente!   Il denaro che Marie e Frank davano per la scuola ed il cibo, gli aveva permesso di fare gli studi di cui sognava da piccolo:  diventare un avvocato brillante, guadagnare bene per viaggiare ovunque. Ma il tempo andava a cambiare il suo scopo...   Arrivato al momento di scegliere tra il diritto internazionale o orientarsi verso un ramo più locale, il combattimento era iniziato rabbiosamente. Le domande venivano nella sua testa:  doveva realizzare il suo sogno, le sue ambizioni? Ma che cosa doveva fare di quella piccola voce che gli diceva di non dimenticare da dove veniva e di non dimenticare ciò che aveva ricevuto? Scacciare per sempre il bambino della strada che si nascondeva dentro di lui, o al contrario mettere a profitto la sua esperienza per quelli che erano ancora nella strada?   Fece la sua scelta. Sì, voleva essere grande, ma lo diventava donandosi agli altri.
 
Dopo avere ottenuto il suo diploma universitario di diritto civile e penale, aveva incontrato quella che sarebbe diventata sua moglie, anche lei avvocato. Si incontrarono in seno ad una equipe di avvocati creata da un'associazione cattolica nella quale lavora ancora...
 
Guardando ora questo piccolo bambino così rannicchiato sotto il suo braccio, Matondo ripensa alla gioia che ha di avere i suoi figli in sicurezza, alla gioia di poterli proteggere, di farli crescere nell'amore. Ciò non è stato sempre facile ed i suoi bambini sono stati spesso una sfida contro il passato, riportandolo sovente alla sua vecchia condizione, alla paura di non arrivarci, di non essere capace di dare ai suoi propri figli ciò che gli aveva tanto mancato.   Ora, ripensando particolarmente alla sua vita passata con Ya Bertrand, un'idea iniziò a frullargli per la testa: e se fosse il suo turno? Se fosse arrivato il momento di restituire ciò che aveva ricevuto? Se potesse accogliere questo bambino nella sua famiglia come lui lo era stato alla Maison de l'espoir (Casa della speranza) e poi da Ya Bertrand? Questo diventò evidente, come una convinzione profonda. Guardando sempre il bambino, il suo cuore si riempì di una emozione particolare, come se scoprisse che quel bambino fosse il suo!
 
Si ricorda di ciò che Ya Mouna gli aveva detto mentre era ancora un adolescente:  gli diceva che il suo sogno era di vederlo prendersi a cuore di altri bambini quando sarebbe stato più grande e di adottare a sua volta uno, o forse molti bambini, come lo era stato a suo tempo.
 
Ma come fare?! Il suo stipendio non bastava a mantenere un altro bambino. Ma divenne chiaro per Matondo che questo bambino doveva vivere con lui e la sua famiglia.   Matondo chiama Ya Bertrand e lo mette al corrente della situazione. Ya Bertrand è sempre in contatto con l'associazione in Francia che si incarica di trovare delle famiglie. Queste potranno sostenere dei bambini o aiutare una famiglia a Kinshasa a provvedere ai bisogni di un bambino che hanno accolto.
 
Ya Bertrand spiega a Matondo che alcuni dei compagni che vivevano con lui alla Maison de l'espoir (Casa della speranza) hanno già intrapreso un tale passo tra cui Talino. Anche se non lo vedeva da molto, sentire il suo nome lo riportava ancora una volta a tutto il suo passato. Ya Bertrand spiega che Talino ha accolto in casa sua 2 bambini della strada.   Aspettando di potere trovare una famiglia in Europa che potrà aiutarlo a provvedere ai bisogni di questo bambino, quest'ultimo va a vivere alla Maison de l'espoir (Casa della speranza) che serve come luogo di transizione per i bambini della strada. Durante questo tempo, Matondo passa ogni giorno alla Maison de l'espoir (Casa della speranza) per vedere il suo piccolo.
 
Alcuni giorni più tardi, Ya Bertrand chiama Matondo per dirgli che è stata trovata una famiglia, e che può subito prendere il bambino in casa sua.   Questa visione di cui aveva sentito parlare quando era più giovane, si concretizzava davanti ai suoi occhi, e questa speranza e questo amore che l'avevano fatto rivivere, poteva trasmetterlo. Inizia un cammino per questa nuova famiglia, ma apre anche una speranza per i bambini che restano ancora nella strada...