Campi d'intervento

L’associazione Bana Ya Kivuvu ( che significa “ i bambini della speranza”) svolge le sue attività su più fronti e la maggior parte dei professionisti che vi lavorano sono obbligati ad avere diversi luoghi di lavoro: 45 bambini che sono alla “Maison de l’Espoir” (Casa della Speranza), le evangelizzazioni nel quartiere di “Victoire” ed all’interno della prigione, l’accompagnamento educativo dei 25 bambini al Centro Mbongwana.

L’associazione ha creato diverse strutture, la “Maison de l’Espoir” stessa, la casa di Bakole (altro centro di accoglienza per i bambini più piccoli). Svolge un lavoro sul campo nel quartiere di Victoire, come all’interno della prigione di Makala, ed ancora, collabora con il Centro di accoglienza Mbongwana.

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La Maison de l’Espoir

Ha aperto la sue porte nel settembre 2007, ed a presente, accoglie 45 bambini e adolescenti strappati alla strada, di età tra i 6 e i 20 anni. Questi bambini sono scolarizzati grazie all’associazione per mezzo delle adozioni a distanza. Questa casa, offre loro, non solamente un tetto e del cibo, ma ugualmente, un inquadramento educativo e spirituale al fine di responsabilizzarli e di portarli verso l’autonomia sia a livello personale che professionale.


• L’organizzazione :

Per quanto riguarda la localizzazione della “Maison de l’Espoir”, si trova in un quartiere residenziale.

È una grande casa di due piani e composta da più vani: 9 camere, una cucina con dispensa (zona di stoccaggio del cibo), una sala per mangiare, una sala per lo studio, une tavolo di lavoro, una stanza per stoccare vari tipi di materiale ( educativo, pedagogico, per la scuola, sanitario, di igiene, ecc.)

Le norme della casa sono prescritte in un regolamento interno stabilito in accordo con i giovani che ci abitano. In esso sono spiegati i doveri di ognuno e le punizioni relative in caso di non rispetto dei punti menzionati. Al suo interno figurano: il rispetto per gli adulti, del vicinato, del luogo, l’obbligo di andare a scuola, di rientrare ad un certo orario, di alzarsi, etc...

I bambini sono divisi in 6 gruppi e per ciascuno di essi, c’è un adolescente responsabile. Si occupa delle persone del suo gruppo, e organizza i lavora da effettuare. Deve ugualmente rendere conto al suo educatore di riferimento, dei problemi e delle richieste del suo gruppo.
Quest’organizzazione piramidale permette ai responsabili d’avere una visione d’insieme e permette di seguire ciascuno più da vicino, consentendo anche una miglior organizzazione della vita all’interno della casa.

 

• Il quotidiano :

le giornate sono ritmate innanzitutto dalla mezza giornata di scuola, ed in seguito per i lavori effettuati nella casa : aiuto in cucina, pulizia della casa, compiti scolastici.

I bambini beneficiano di tre pasti al giorno: uno alla mattina con del the e del pane; uno verso le 11:00h con degli spaghetti; in fine la sera con del fufu ( piatto tipico che consiste in una composto fatto di farina di manioca) accompagnato da una salsa e della carne di pollo, oppure del riso accompagnato da una salsa e del pesce.

 

• La scuola :

Per poter frequentare la scuola ogni allievo deve indossare un uniforme : camicia bianca, pantaloncini blu marino e scarpe da ginnastica per i bambini della primaria; camicia bianca, pantaloni blu marino e scarpe da ginnastica per i bambini della secondaria. Le bambine, invece, indossano una camicia bianca ed una gonna blu marino, scarpe.

I bambini e gli adolescenti sono inscritti nelle scuole del vicinato. Queste scuole sono private e cattoliche. Esse costituiscono la maggior parte del sistema scolare di Kinshasa. Lo stato non dispone di mezzi sufficienti per mantenere delle scuole pubbliche, ne risulta che gli insegnanti non essendo pagati adeguatamente, non trovano alcun interesse a lavorare nelle scuole pubbliche.

Il sistema scolastico è diviso in quattro parti :

  • La scuola materna, per i più piccoli.
  • La primaria (corrisponde alla scuola elementare in Italia) a partire dai 6 anni, comprende 6 classi, dalla 1a alla 6a.
  • La secondaria (ingloba la scuola media e superiore) è divisa in 6 classi, dalla 1a alla 6a. Alla fine della 6a classe si ha il Diploma di Stato.
  • L’università, secondo le specialità scelte.

È anche possibile lasciare questo percorso scolastico per poter seguire dei corsi di formazione specializzata e tecnica come la meccanica, la ferramenta, l'elettricità, la muratura, la falegnameria...


 

Victoire (Vittoria)

Vittoria è il nome di un quartiere di Kinshasa. Questo quartiere è molto frequentato dai bambini di strada, ed è qui che l’associazione ha trovato una sala da utilizzare una volta alla settimana, al fine di portare un messaggio spirituale ai bambini che vivono nella strada, oltre ad una mezza baguette e una bibita. Ogni mercoledì mattina, a partire dalle 8:00h, un equipe accoglie una cinquantina di bambini nel piccolo locale all’interno del quartiere.
L’obbiettivo è quello di offrire loro un luogo di ascolto e di incontro. Queste mattinate sono divise in tre parti : è proposto un tempo di giochi (disegno, scoubidou-intrecciare braccialetti, giochi di carte), poi viene dato un messaggio biblico, in fine viene offerto un pane e un succo di frutta.

Questo locale permette di avere un contatto direttamente con questi bambini senza attaccamenti, per offrire loro un riferimento settimanale dove possono essere riconosciuti e considerati. In più è loro offerta una festa per Natale, accompagnata da un buon pasto e dei regali. L’associazione organizza ogni anno un campo di cinque giorni con i bambini di strada durante il quale vengono loro dati dei messaggi biblici, proposti dei giochi, delle animazioni, tre pasti al giorno e la possibilità di essere ascoltati.


 

La prigione di Makala

Ci coabitano uomini, donne e minori, divisi in settori. Molti bambini di strada si trovano in prigione, per furti, aggressioni commesse nel loro quotidiano, o a seguito di retate di polizia nel periodo dei tumulti politici. La situazione per questi giovani detenuti è molto precaria : non avendo dei mezzi per difendersi giuridicamente, sono detenuti per parecchi anni, a volte anche senza una reale accusa. La prigione non prende in carico i bisogni primari di cibo, di salute, d’igiene e sono le famiglie dei detenuti che provvedono a questi bisogni. Quelli che non hanno famiglia, come i bambini di strada, sono costretti a ricorrere alla violenza per riuscire a sopravvivere, e molto spesso sono loro stessi vittime di ogni tipo di violenza. L’associazione rivolge il suo aiuto a favore dei minori e delle donne madri o in cinta, che fanno spesso parte della popolazione dimenticata. Essa apporta loro un messaggio biblico, delle attività educative regolari, oltre ad un pasto completo una volta alla settimana.


 

Il centro di Mbongwana

Consiste in un centro appartenente allo Stato con scopo la re inserzione sociale e familiare dei bambini di strada. Il centro offre un alloggio, un pasto al giorno e un igiene superiore a quella che si trova in strada. Un equipe di educatori assicura un controllo a livello medico, a livello della disciplina e dei corsi di alfabetizzazione. All’incirca, 80 bambini di strada, vivono, dormono e mangiano in questo centro; oltre all’alfabetizzazione viene loro offerta anche la possibilità di apprendere dei mestieri. Il centro ha per obbiettivo un cambiamento di mentalità, di comportamento e di vita. Il centro dipende da l’AED (“aide à l’enfance défavorisée" - aiuto ai bambini sfavoriti) e ha come partner principale l’UNICEF ( "fonds des nations unies pour l’enfance" - fondo delle nazioni unite per l’infanzia).

L’associazione di Bana Ya Kivuvu collabora di già dall’anno della sua creazione nel 2003, con il centro di Mbongwana, occupandosi di portare dei pasti e di scolarizzare una quarantina di bambini. Questi bambini scolarizzati erano alloggiati nel centro, ma le condizioni di vita e l’educazione stavano divenendo inadeguate, e per questo motivo che l’associazione ha deciso di creare la “Maison de l’Espoir" per offrire loro un quadro di vita migliore.

Nell’agosto 2009 in seguito ad un campo estivo, 20 bambini sono stati scelti e integrati dall’associazione di Bana Ya Kivuvu. Questi 20 bambini sono stati strappati alla strada per entrare a fare parte di un programma di re-inserzione e di presa in carico giornaliera. L’età sono comprese tra i 6 e i 15 anni e la maggior parte di loro ha trovato una famiglia adottiva a distanza grazie al lavoro delle associazioni partner in Francia ed in Svizzera (ASER, Elykia, Kivuvu CH). Questi bambini presi in carico, vivono nel Centro di Mbongwana, ma  in condizioni un po’ complesse perché condividono il loro quotidiano con altri bambini che non beneficiano degli stessi vantaggi. Sono quindi soggetti di gelosie, di furti e sottoposti alle pressioni degli altri bambini di strada che vivono nel Centro.
Loro stessi sono impregnati della mentalità e delle abitudini della vita di strada che sono ancora dei freni per la loro re inserzione : forte amore per il denaro e abitudine di andare ogni giorno a cercare di guadagnare qualche cosa, furto, droga, traffici di ogni genere, rifiuto di ogni autorità ed amore per la libertà. Un lungo lavoro è cominciato con questi bambini ed è effettuato grazie all’equipe degli educatori del centro nel quale vivono, ma anche grazie all’equipe di Bana ya Kivuvu che è presente ogni giorno sul posto.
L’ assunzione di una cuoca da parte di Bana Ya Kivuvu consente a questi 20 bambini di mangiare tre volte al giorno. Una seconda casa della speranza sarà però necessaria a breve termine. Sarà quindi necessario trovare dei fondi per poter acquistare la casa, per assumere degli educatori e del personale qualificato.


 

I bambini reinseriti nelle loro famiglie

In seguito ad un lavoro di riconciliazione, alcuni bambini hanno potuto tornare a vivere con un membro della loro famiglia allargata : zio, nonno, sorella, etc.
Il bambino vive con la sua famiglia ed è sostenuto per la scolarizzazione, a volte anche per i costi del cibo. Grazie ad un’adozione finanziaria, i costi per il materiale scolastico ed eventualmente il cibo, sono presi in carico.
Il bambino è inscritto nella scuola del suo quartiere in funzione del suo corso. Ha anche la possibilità di seguire una formazione che gli donerà una professione per il futuro.
Diversi educatori sono incaricati di seguire l’evoluzione ed il benessere del bambino all’interno della sua famiglia. Visitano regolarmente il bambino e si assicurano che per lui vada tutto bene. Si informano presso la scuola per seguire i sui risultati scolastici e il suo comportamento in questo contesto.
I bambini che sono stati reinseriti in famiglia partecipano comunque ai campi e alle manifestazioni regolari ( festa per Natale, battesimi, etc.).



 

La casa d'accoglienza di Bakolé

A cominciare dall’estate del 2006, essa accoglie i bambini più piccoli, che attualmente sono in numero di 20. Ha come scopo l’inquadramento dei bambini orfani o abbandonati, attraverso l’ accoglienza, insegnamenti biblici, l’educazione e la salute. Questi bambini sono scolarizzati per mezzo dell’associazione ed hanno un età compresa tra i 0 mesi ed i 15 anni. Formano oggi una vera famiglia, grazie all’impegno preso da parte di una coppia che svolge il ruolo di genitori.

Per la casa di Bakolé una coppia di educatori è dunque impegnata a tempo pieno ed abitano nella casa; due nutrici lavorano una a tempo pieno e l'altra part-time, una delle due offre anche un sostegno scolastico ai bambini; infine è stato assunto un portinaio in part-time. Questa equipe è coordinata da Mamma Emma BEMBA che controlla e suddivide le attività delle varie persone, ed è anche la responsabile della gestione del denaro destinato al cibo per i bambini e gli adulti che vivono nella casa.

 

(scritto da Delphine Rapin, stagista della Scuola Sociale (HES) di Fribourg in Svizzera)